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Orario Sante Messe

Orario  Invernale 

Giorni feriali: ore 7.00 - ore 19.00 nell'antico santuario. 

Sabato e prefestivi: ore 7.00 nell'antico santuario - ore 18.00 nel nuovo santuario.

Domenica e festivi : ore 8.30 - 11.00 - 18.00 nel nuovo santuario.

Orario  Estivo

Giorni feriali: ore 7.00 - ore 19.00 nell'antico santuario. 

Sabato e prefestivi: ore 7.00 nell'antico santuario - ore 19.00 nel nuovo santuario.

Domenica e festivi : ore 8.30 - 11.00 - 19.00 nel nuovo santuario.

Madonna

STORIA DELL'AFFRESCO MARIANO

madonnaLa bellissima e antica effigie della Madonna di Cotrino

La realtà storica del Santuario di Cotrino si fonda sulla presenza di una meravigliosa effigie della Vergine Maria. Si tratta di una stupenda icona di epoca bizantina che, dopo vari rimaneggiamenti e soprattutto dopo il restauro ultimato nel settembre del 1965, mostra ai devoti e ai tanti pellegrini il volto tenero di una Madre con in braccio il suo Bambino (Madre della tenerezza o glicofilusa), in un atteggiamento mirabilmente affettuoso, espresso dal contatto delle guance. Gli occhi a mandorla della Vergine sono rivolti verso il pellegrino, riflettendo uno sguardo amoroso e profondamente materno, quasi a voler indicare la possibilità anche per lui di essere partecipe di tanta intimità e amorevolezza. Il capo della Vergine e del Bambino sono ornati della sacra aureola. Il Bambino ha lo sguardo rivolto verso la Madre, ma con la sua mano destra, in un atteggiamento benedicente, esorta il devoto a lasciarsi afferrare dalla stupenda atmosfera orante e amorosa, creata dai due protagonisti. Probabilmente, le attuali linee di contorno, vistosamente artefatte, e le campiture di colore,  impoverite o distrutte, conservano solo una vaga memoria della originaria stesura, dei cui ripetuti rifacimenti hanno risentito in particolare i tratti somatici dell’icona. Ad uno sguardo d’insieme, tuttavia, è possibile ancora oggi rendersi conto della maestosità artistica e del grande valore dell’immagine mariana di Cotrino. Anche se essa non è isolata nel suo genere, ricollegandosi, per i suoi tratti e caratteristiche, alle tantissime Madonne di stile bizantino, presenti in terra d’Otranto ad opera dei monaci basiliani, quella di Cotrino è, tuttavia, un’immagine insigne e peculiare, a motivo della sua storia e della sua grande devozione da parte del popolo di Latiano e delle popolazioni limitrofe. I ritocchi e i vari rimaneggiamenti, subiti dall’effigie lungo i secoli, sono testimoniati dall’immagine su tela, conservata nel coro del monastero e realizzata dal pittore Salvatore Murra (1909-1972), su cui si legge la seguente iscrizione: Effigie Madonna di Cotrino ritratta dall'affresco prima dello stacco e del restauro operati nel 1965. E, infatti, le pratiche per il restauro del prezioso affresco furono avviate nel 1961 dall'allora priore padre Alacrino Velocci e proseguite dal successore, il padre Filippo Agostino, sotto la direzione del sorprintendente di Bari, il dott. Francesco Schettini. Nel 1965 la soprintendenza di Bari inviò un tecnico per operare lo stacco dell'immagine dall'abside e portarla a Bari per gli opportuni interventi. Dopo vari mesi di pazienti lavori, e precisamente nel settembre 1965, l'immagine originale della Vergine, applicata su tela e liberata dalle sovrastrutture posteriori, riappare in tutto il suo primitivo splendore, e viene, quindi, ricollocata nel suo posto originario. Però, in seguito, si preferì sostituire l'originale con una copia perfetta, realizzata dal padre Agostino Caputi, che ancora oggi è collocata sulla parete centrale del presbiterio dell'antico santuario. In seguito alla costruzione del nuovo Santuario, nell'anno 1992, l'affresco originale restaurato e incorniciato in una preziosa cornice bronzea, realizzata dall'artista Carmelo Conte, venne posizionato sulla parete centrale del presbiterio. Le dimensioni del tutto sproporzionate rispetto alla parete e all'intera struttura della nuova chiesa, nonché l'architettura del tutto moderna, rendevano necessaria la realizzazione di un'immagine armoniosa con l'insieme architettonico. E fu così che nel 2006, invece dell'affresco, prendeva posto nel Santuario l'artistico mosaico, raffigurante la Vergine di Cotrino, realizzato dall'artista Alessia Cataldo della ditta Domus Dei di Roma.

Ritrovamento dell'affresco

Sul ritrovamento della sacra effigie della Madonna di Cotrino ci informano il padre domenicano Severino Montorio, che scrisse il suo racconto nell’anno 1715, e il prof. Vincenzo Pepe (1828-1913), originario e cittadino latianese. Al di là di alcune differenziazioni, dovute essenzialmente a due tradizioni diverse, da cui essi attingono, i due racconti concordano nei dati e negli elementi essenziali. Il racconto del prof. Vincenzo Pepe ci fornisce la data dell’evento, ossia un venerdì dell’aprile 1605, verso le ore 15, giorno in cui una giovane contadina forestiera, accompagnata dal suo consorte, entrava in Latiano, chiedendo dove fosse la casa dell’arciprete. A motivo di un disastroso accidente, questa povera donna era rimasta in un tratto offesa in tre sensi del corpo, perché cieca, sorda e muta…Una notte (le apparve) la SS. Vergine, e chiamandola col proprio nome, così le disse: - Io sono la Madre di Dio. Vengo ad assicurarti che sei già libera da ogni male, perché vedrai, udirai e parlerai a tuo talento. In contraccambio, voglio da te che tu vada alla Provincia di Terra d’Otranto, e proprio nel luogo detto Cotrino, territorio della Terra, detta Latiano, ed ivi troverai una mia immagine, nascosta sotto alcune macchie…(Destatasi), trovò esser vero, non vano sogno quello che aveva veduto ed uditoperché poté parlare e svegliare dal sonno il maritoQuesti, tutto stupefatto nel sentir parlar la moglie, la interrogò come avesse ella recuperata la perduta favellaRispondendo, la donna gli raccontò ciò che le aveva rivelato e comandato la SS. Vergine. Fattogiorno e vedendo il marito esser tutto vero, determinò ubbidire al comando dellaSignora e recandosi ambedue ben presto alla Terra di Latiano, ed indi al luogo accennato da Maria, rinvennero…la preziosa immagine dipinta in un muro coperto di sterpi e spine.Ed acciocché fosse venerata con decoro, andarono per qualche tempo chiedendo limosine per quei contorni, e di quelle fecero a suo tempo edificare una piccola chiesa…A quella chiesettaconcorreva in quei primi tempi, e per moltissimi anni, a folla il popoloVedendo i Latianesi essere quella Chiesetta assai angusta e misera, ne costruirono un’altra più grande e più bella e con allegri cantici collocarono la Santa Immagine sull’altare maggiore, ed acciocché le offerte fatte a Maria non andassero a maleil paterno zelo e la vigilanza pastorale di Monsignore Lucio Fornaio, Vescovo di Oria, ai 3 di Febbraio 1607, sedendo sulla Cattedra di San Pietro la felice memoria di Paolo V, con speciale Bolla ne concesse il governo a titolo di Rettoria, al Capitolo della Terra di Latiano, assegnando il titolo di Abate al Procuratore Generale di detto CapitoloÈ attestazione pubblica che il Signore ha sempre onorata la sua Santissima Madre in quella Immagine, con innumerevoli grazie, prodigi e favori ai divoti di Lei. Possiamo ritenere con sufficiente attendibilità che il Montorio ci abbia trasmesso il primitivo e arcaico ritrovamento dell’effigie, avvenuto -egli dice- alcuni secoli sono, non sapendosi l’anno preciso, stantecché l’antichità ne ha oscurata la memoria. Poiché l’affresco della Madonna allo stato attuale presenta dei graffi, molti dei quali sono delle date, di cui la più antica è l’anno 1535, bisogna supporre che la sacra immagine fosse già a quel tempo conosciuta e venerata. È, pertanto, sensato ritenere che sui primi del 1500 sia stato rinvenuto, in contrada di Cotrino, l’affresco rupestre mariano, come conferma il racconto del Montorio. In seguito è intervenuta l’autorità ecclesiastica, come testimonia la relazione del Pepe, a riconoscere ufficialmente il fatto della grande devozione mariana in quel luogo. A conferma di ciò è di fondamentale importanza la bolla vescovile di mons. Lucio Fornari del 9 marzo 1606, con la quale fu istituita la festa liturgica della Madonna di Cotrino. Da tutto ciò deduciamo che l’affresco abbia una sua arcaica e antichissima origine, che certamente ha le sue radici nell’iconografia orientale, per cui è possibile parlare qui di impostazione bizantina e di esecuzione latina.

Vedi il video della storia della Madonna di Cotrino, realizzato da TeleRama

Preghiera di San Bernardo di Chiaravalle


Chiunque tu sia, tu che avverti che nel flusso di questo mondo stai ondeggiando tra burrasche e tempeste invece di camminare sicuro sulla terra, non distogliere gli occhi dallo splendore di questa stella, se non vuoi essere sopraffatto dalle tempeste! Se si alzano i venti della tentazione, se t’imbatti negli scogli delle tribolazioni, guarda la stella, invoca Maria. Se sei sbattuto dalle onde della superbia, dell’ambizione, della calunnia, della gelosia, guarda la stella, invoca Maria. Se l’ira o l’avarizia o le lusinghe della carne hanno scosso la navicella del tuo animo, guarda Maria. Se turbato dalla enormità dei peccati, confuso dalla indegnità della coscienza, impaurito dall’orrore del giudizio, tu cominci ad essere inghiottito nel baratro della tristezza, nell’abisso della disperazione, pensa a Maria. Nei pericoli, nelle angustie, nelle incertezze, pensa a Maria, invoca Maria. Non s’allontani dalla tua bocca, non s’allontani dal tuo cuore. E per ottenere il suffragio della sua preghiera, non abbandonare l’esempio della sua vita raccolta in Dio. Seguendo Lei non ti smarrisci, pregando Lei non ti disperi, pensando a Lei non sbagli. Se Lei ti tiene, non cadi; se Lei ti protegge, non temi; se Lei ti guida, non ti stanchi; se Lei ti dà il suo favore, tu arrivi al tuo fine, e così sperimenti in te stesso quanto giustamente sia stato detto: «E il nome della Vergine era Maria» (In laudibus Virginis Matris II,17).

 

Preghiera di Dante a Maria, messa sulle labbra di San Bernardo

Vergine madre, figlia del tuo Figlio,
Umile ed alta più che creatura,
Termine fisso d'eterno consiglio.
Tu se' colei che l'umana natura
Nobilitasti sì, che il suo Fattore
Non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l'amore
Per lo cui caldo nell'eterna pace
Così è germinato questo fiore.
Qui se' a noi meridïana face
Di caritate; e giuso, intra i mortali,
Se' di speranza fontana vivace.
Donna, se' tanto grande e tanto vali,
Che, qual vuol grazia e a te non ricorre,
Sua disïanza vuol volar senz'ali.
La tua benignità non pur soccorre
A chi domanda, ma molte fiate
Liberamente al domandar precorre.
In te misericordia, in te pietate,
In te magnificenza, in te s'aduna
Quantunque in creatura è di bontate!
Or questi, che dall'infima lacuna
De l'universo infin qui ha vedute
Le vite spiritali ad una ad una,
Supplica a te, per grazia, di virtute
Tanto, che possa con gli occhi levarsi
Più alto verso l'ultima Salute.
Ed io, che mai per mio vedere non arsi
Più ch'io fo per lo suo, tutti i miei prieghi
Ti porgo, e prego che non sieno scarsi.
Perchè tu ogni nube gli disleghi
Di sua mortalità coi prieghi tuoi.
Sì che il sommo Piacer gli si dispieghi.
Ancor ti prego, regina che puoi
Ciò che tu vuoli, che conservi sani,
Dopo tanto veder, gli affetti suoi.
Vinca tua guardia i movimenti umani!
Vedi Beatrice con quanti beati
Per li miei prieghi ti chiudon le mani!
(Divina Commedia, Paradiso, XXXIII, 1-39)

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