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envenuto! 

Pace a te, amica o amico. Chissà cosa ti ha spinto fin qui! Forse la curiosità, o il desiderio di conoscenza o la sete di ricerca? Oppure ti sei semplicemente smarrito nella fitta trama di proposte e suggerimenti della rete? O il caso? Ma, il caso, come ha detto qualcuno, è lo pseudonimo di Dio, quando non vuole firmarsi! Qualunque sia la motivazione, è bello pensare che Qualcuno ti ha condotto fin qui per dar sollievo al tuo animo. In quest'oasi spirituale ad accoglierti c'è Maria, la Madre Celeste, la Padrona di casa. E poi ci siamo noi, i monaci cistercensi del monastero intitolato alla Vergine SS. di Cotrino, che ti facciamo compagnia in questa pausa dello spirito. Qui sei al sicuro, sotto il manto di Maria. Qui sei a casa, fra il calore e la gioia dei fratelli.Il Signore ti conceda quanto il tuo cuore desidera e giova alla tua anima. 

Benedictus te benedicat!

Orario Sante Messe

Orario  Invernale 

Giorni feriali: ore 7.00 - ore 19.00 nell'antico santuario. 

Sabato e prefestivi: ore 7.00 nell'antico santuario - ore 18.00 nel nuovo santuario.

Domenica e festivi : ore 8.30 - 11.00 - 18.00 nel nuovo santuario.

Orario  Estivo

Giorni feriali: ore 7.00 - ore 19.00 nell'antico santuario. 

Sabato e prefestivi: ore 7.00 nell'antico santuario - ore 19.00 nel nuovo santuario.

Domenica e festivi : ore 8.30 - 11.00 - 19.00 nel nuovo santuario.

Sabato, 23 febbraio, darempurg 001o inizio ai pellegrinaggi mariani in onore della Vergine di Cotrino. Quest'anno vogliamo idealmente salire il monte dantesco del "Purgatorio". Il sublime poeta immagina il cammino di purificazione per le anime purganti, meditando un particolare atteggiamento della Vergine: lo scopriremo nei prossimi appuntamenti settimanali. Nel frattempo, in questo primo sabato, sosteremo alle pendici del monte, per desiderare nell'intimo del nostro cuore di percorrere la meravigliosa salita fino alla vetta, dove finalmente potremo purificarci alle fonti dell'acqua battesimale Leggi.

  PRIMO SABATO, 23 febbraio: in questo primo sabato ci accostiamo alle pendici del monte santo, per ammirarne la bellezza e per sentire forte e dolce il desiderio della scalata.

"Quando la nova gente alzò la fronte

verʼ noi, dicendo a noi: « Se voi sapete,

mostratene la via di gire al monte". Vedi schema di preghiera

È con questi stupendi versi danteschi che iniziamo la scalata del monte, domandandoci insieme con il poeta quale sia il modo migliore di intraprendere il cammino in salita. Ci lasciamo accompagnare dalla Vergine di Cotrino, a cui rendiamo ora onore e volgiamo il nostro ringraziamento. Vedi riflessione

 

  SECONDO SABATO, 2 marzo: siamo oggi nella prima balza del monte del Purgatorio dantesco. Qui, insieme con le anime purganti, ci confrontiamo con il primo drammatico vizio capitale della superbia. Esso – lo sappiamo - è un tarlo pericoloso, da cui decisamente liberarcene. Ci soccorre lʼumiltà della Vergine al momento dellʼannunciazione, che Dante descrive con questi meravigliosi versi poetici: Vedi schema di preghiera

Lʼangel che venne in terra col decreto

de la moltʼanni lagrimata pace,

chʼasperse il ciel del suo lungo divieto,

dinanzi a noi parea sì verace. Vedi meditazione

 

  TERZO SABATO, 9 marzo: nella seconda balza del monte le anime combattono il sentimento dellʼinvidia. Il modello da contemplare è quello di Maria a Cana di   Galilea, che si preoccupa per la mancanza del vino. Lungi dallʼessere invidiosa per la festa, la Vergine si interessa del benessere di quegli sposi, rivolgendo al Figlio le meravigliose parole: “Non hanno vino!”. Vedi schema di preghiera

La prima voce che passò volando

ʻVinum non habentʼ altamente disse,

 e dietro a noi lʻandò reïterando. Vedi meditazione

 

QUARTO SABATO, 16 marzo: nella terza balza del monte si lotta contro l'ira; essa è la conseguenza della gestione negativa della propria rabbia, che si trasforma così in violenza verso gli altri o verso se stessi. Gli iracondi sono invitati a purificarsi, contemplando e meditando lʼatteggiamento esemplarmente mite da parte di Maria di fronte allʼincomprensibile gesto del Figlio, al momento del suo smarrimento e ritrovamento nel Tempio. Vedi schema di preghiera

 Ivi mi parve in una visïone

estatica di sùbito esser tratto,

e vedere in un tempio più persone;

e una donna, in su lʼentrar, con atto

dolce di madre dicer: “Figliuol mio,

perché hai tu così verso noi fatto?

Ecco, dolenti, lo tuo padre e io

ti cercavamo: E come qui si tacque,

ciò che pareva prima, dispario. Vedi meditazione

 

   QUINTO SABATO, 23 marzo:  Ed eccoci a misurarci con il quarto vizio capitale, che è lʼaccidia. Essa è una perniciosa malattia dellʼanima, che la sommerge in una sorta di vera e propria pigrizia esistenziale. È lʼanticamera per il drammatico peccato di adulterio e poi di omicidio, cui lentamente si avvierà il santo re Davide sulla terrazza della reggia. Con le anime purganti siamo nella quarta balza del monte della purificazione. Qui le anime sono invitate a contemplare la solerzia di Maria dopo lʼannunciazione, che in fretta si avvia verso la montagna, per raggiungere la casa di Elisabetta. Lungi dallʼessere accidiosa, la Vergine è operosa e solerte: Vedi schema di preghiera

Tosto fur sovrʼa noi, perché correndo
si movea tutta quella turba magna;
e due dinanzi gridavan piangendo:
“Maria corse con fretta a la montagna”.

“Ratto, ratto, che ʻl tempo non si perda
per poco amor”, gridavan gli altri appresso,
che studio di ben far grazia rinverda”. Vedi meditazione

 

   SESTO SABATO, 30 marzo: Saliamo oggi sulla quinta balza del monte del Purgatorio. Qui troviamo gli avari. Più di quanto, a prima vista, ci si possa rendere conto, in realtà lʼavarizia, che sfocia nella cupidigia, è una vera e propria perniciosissima situazione esistenziale. Per averne un'idea, basterebbe scorrere, anche velocemente, tutti i suoi sinonimi (e la lingua italiana ne ha tanti!): spilorceria, taccagneria, tirchieria, grettezza, sordidezza, pidocchieria, esosità, avidità. Lʼessere avaro ci riduce, dunque, in una dolorosa grettezza, che fa del possesso delle cose il proprio idolo. Questa mera chiusura in se stessi diviene nella vita dellʼavaro una profonda incapacità a sollevare la propria visuale dai propri averi. Il giudizio che ne dà Dante è tremendamente negativo, definendola “antica lupa”, ossia bestia antica quanto il genere umano, famelica e insaziabile.
    La cura proposta da Dante per gli avari è la meditazione sulla povertà di Maria al momento della nascita di Gesù. Come ogni donna avrebbe voluto dare alla luce il suo bambino nelle condizioni migliori e invece deve partorire in un riparo di fortuna, in un luogo destinato agli animali. In questa situazione di per sé così avvilente, Maria adora con fede il mistero legato a quel Bambino, che giace in una stalla. La gloria di Dio si manifesta nello squallore di quel luogo e Maria accoglie questa povertà, senza lamentarsi o recriminare. Qui, nella quinta balza del monte è additata, a ragione, come esempio per tutti coloro che sono stati travolti da un “immoderato amore di possesso” delle cose: Vedi schema di preghiera

e per ventura udì “Dolce Maria!”
dinanzi a noi chiamar così nel pianto
come fa donna che in parturir sia;

e seguitar: “Povera fosti tanto,
quanto veder si può per quello ospizio
dove sponesti il tuo portato santo”. Vedi meditazione

 

   SETTIMO SABATO, 6 aprile: La sesta balza è riservata ai golosi. Bisogna, però, fare attenzione: anche Gesù è stato accusato di essere “un mangione e un beone”; e alcuni episodi di perdono e persino di miracoli, come lʼacqua cambiata in vino, sono avvenuti in contesti conviviali. Ed è durante una cena, quella del Giovedì Santo, che egli dona se stesso. Ha fatto poi del cibo, il pane e il vino, il segno sacramentale della sua presenza in mezzo a noi. Lo stesso Isaia, poi, non disdegna di parlare metaforicamente di “vini eccellenti” e “cibi succulenti”. E che dire se nel paradiso primordiale lʼuomo poteva mangiare di tutti i frutti degli alberi presenti nel giardino? È evidente, allora, che il problema non è il cibo in se stesso, ma la nostra relazione con esso. Il peccato di gola, perciò, consiste nellʼesasperazione del proprio cuore nei confronti degli alimenti, sfociando così nellʼingordigia e nella ghiottoneria. Questo drammatico vizio conduce lʼanima ad unʼincontenibile avidità, cedendo a un desiderio che sarebbe più conveniente reprimere. Sul monte del Purgatorio dantesco i golosi hanno da meditare lʼatteggiamento di Maria a Cana di Galilea: trovandosi innanzi a cibi succulenti, la Madre dolce e santa non si mise certo a soddisfare se stessa a piacimento, ma più che alla sua bocca si prodigò che fosser nozze orrevoli e intere. In altre parole, non facendosi tentare dal piacere del cibo, Maria si mostra donna attenta a soddisfare il bisogno dellʼaltro, preoccupandosi unicamente del piacere altrui: Vedi schema di preghiera

Tutta esta gente che piangendo canta
per seguitar la gola oltre misura,
in fame e ʼn sete qui si rifà santa

Poi disse: “Più pensava Maria onde
fosser le nozze orrevoli e intere,
chʼa la sua bocca, chʼor per voi risponde. Vedi meditazione

 

   OTTAVO SABATO, 13 aprile: Nella settima balza o ripiano del monte della purificazione ci imbattiamo oggi nelle anime, che si purificano dal vizio della lussuria, che è il peccato contro la castità e la purezza del cuore. Essa diviene libidine, concupiscenza, carnalità, incontinenza e impudicizia. Come per i precedenti vizi, anche qui la persona lussuriosa non è colui che semplicemente è tentato o cede, per la sua fragilità alla tentazione; ma chi non ammette ragioni nel vivere unʼesistenza sfrenata e senza limiti, utilizzando anche tutti i mezzi a sua disposizione nella ricerca del piacere fine a se stesso e alla sua piena e totale soddisfazione. Il modello da imitare nella settima balza è Maria piena di stupore e di santa meraviglia per lʼinaspettata maternità divina, che la porta a declamare: “Non conosco uomo!”. Maria, pura e santa, vergine e madre, ci protegga dalle insidie perniciose della carnalità e della sensualità: Vedi schema di preghiera

E vidi spirti per la fiamma andando;
per chʼio guardava a loro e aʼ miei passi,
compartendo la vista a quando a quando.

Appresso il fine chʼa quellʼinno fassi,
gridavano alto: ʻVirum non cognoscoʼ;    
indi ricominciavan lʼinno bassi. Vedi meditazione

 

NONO SABATO, 27 aprile: Terminata la nostra salita, balza dopo balza, sul monte della purificazione, finalmente siamo ora giunti sulla vetta. Come le anime, purificate dai sette vizi capitali, si mmergono nelle acque del Paradiso terrestre, così anche noi, immersi nelle acque battesimali, saremo aspersi con lʼacqua santa in memoria del nostro battesimo. Vedi schema di preghiera

Tutte lʼacque che son di qua più monde,
parrieno avere in sé mistura alcuna
verso di quella, che nulla nasconde.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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